«Il ruolo dell’arte nella costruzione della città, che fa da sottotitolo a questo volume, evoca un dialogo profondo tra estetica e spazio urbano non confinabile a una mera interpretazione funzionale dell’arte, ma ne delinea invece una funzione strutturante: l’arte agisce attivamente nella morfogenesi della città, ne altera forma e identità. Giorgio de Finis incarna in modo emblematico questa trasformazione della curatela in pratica artistica, urbana e politica» (Orazio Carpenzano); «L’utopia torna a essere un orizzonte praticabile, una dimensione quotidiana esercitata attraverso “una prassi artistica che si sporca le mani”, capace di sollecitare inedite configurazioni e indurre trasformazioni di carattere radicale e rivoluzionario» (Silvia Pujia); «Giorgio de Finis è un antropologo singolare» (Franco La Cecla).
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un nuovo "territorio mentale", che elude le normali strutture di controllo sociale
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