Nella Calabria del dopoguerra, un uomo enigmatico con il volto coperto da una maschera di seta nera, Andreas Vinetti, giunge a Lunetto portando il peso inconfessabile di Bologna e della Repubblica di Salò. Qui incontra Alessandra Bianchi, carpentiera navale e artista dal cuore "oscuro, tumultuoso e incontenibile" come il mare. Tra lei, ancorata alla sua terra d'ombra ma in cerca di libertà, e lui, in fuga da un passato che lo ha privato del suo vero nome, nasce una passione feroce e indomabile. Le rondini di Lunetto è un romanzo lirico sul coraggio di guardare la propria colpa e sulla scelta di ricostruire la vita, mattoncino dopo mattoncino, in un mondo in cui niente può essere cancellato, ma solo trasformato. Una storia indimenticabile di espiazione, bellezza e di un amore che emerge per rimanere alla Luce. Ideale per chi ama la grande letteratura psicologica e i romanzi intensi.
T.A.Z. Weblog Party
domenica 11 gennaio 2026
Le rondini di Lunetto di Joseph Fasano (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
sabato 10 gennaio 2026
venerdì 9 gennaio 2026
mercoledì 7 gennaio 2026
martedì 6 gennaio 2026
lunedì 5 gennaio 2026
L'ALCHIMIA DEL SILENZIO: ELEONORA RUBERTI E LA RESISTENZA DELL'ASSENZA
In un'epoca in cui l'artista è brand, Eleonora Ruberti pratica l'estinzione di sé. Un viaggio attraverso l'espressionismo esoterico, dove la voce tace affinché l'opera possa finalmente urlare.
C'è un rumore bianco che
avvolge l'arte contemporanea. È il frastuono dello storytelling personale,
l'obbligo della presenza digitale, la biografia che divora la tela. In questo
ecosistema saturo di io, il rifiuto di Eleonora Ruberti di concedersi al microfono
non appare come una ritrosia caratteriale, ma come un atto politico. Una scelta
estetica radicale. Ruberti non si nasconde; si sottrae. E in questa
sottrazione, simile a quella operata dai grandi mistici o dagli artisti che
hanno anteposto l'opera all'ego, accade qualcosa di paradossale: il vuoto
lasciato dalla sua voce viene riempito dalla violenza psichica delle sue
immagini. Se state cercando un'intervista, non la troverete qui. Se state
cercando di capire chi sia Eleonora Ruberti attraverso le sue parole, state
guardando nella direzione sbagliata. L'artista ha scelto il silenzio non perché
non abbia nulla da dire, ma perché ha delegato ogni sillaba al colore, alla
linea spezzata, all'occhio che vi fissa dalla tela e che non ammette repliche.
L'Eredità della Carne:
Tra Kokoschka e Schiele
Avvicinarsi a un'opera
pittorica di Ruberti significa accettare un disagio. Non c'è compiacimento
decorativo. La prima sensazione è tattile, quasi un'abrasione retinica. La
critica più attenta non può fare a meno di notare una genealogia illustre, che
affonda le radici nella Vienna del primo Novecento, ma che viene qui declinata
con una sintassi ferocemente contemporanea. Il debito verso Egon Schiele è
evidente nella nervosità del tratto, in quella linea che non definisce il corpo
ma lo erode, quasi a volerne scarnificare l'identità sociale per rivelarne la
polpa nervosa. Ma dove Schiele cercava l'oscenità della vulnerabilità sessuale,
Ruberti opera una traslazione verso l'esoterico. I corpi non sono solo nudi;
sono aperti, sezionati non anatomicamente ma spiritualmente.
C'è poi l'eco di Oskar
Kokoschka
Come nel maestro
austriaco, in Ruberti il colore non è descrittivo ma psicologico. È una
temperatura emotiva. I rossi non sono sangue, sono allarme; i blu non sono
cielo, sono abissi interiori. Tuttavia, Ruberti purifica l'espressionismo
storico dalla sua componente puramente biografica. Non stiamo guardando il
dolore dell'artista; stiamo guardando un archetipo del dolore umano, filtrato
attraverso una lente che deforma la realtà per renderla, paradossalmente, più
vera.
La Geometria del Sacro:
Il Simbolismo Strutturale
Ciò che distingue Ruberti
dai neo-espressionisti contemporanei è l'intrusione dell'elemento esoterico.
Non si tratta di citazionismo New Age, né di decorazione mistica. Nel suo
lavoro, il simbolo è strutturale: regge l'architettura del dipinto. Osservando
le composizioni, emergono costanti: l'occhio onnisciente che non giudica ma
osserva, le geometrie sacre che intersecano la carne sfatta, figure androgine
che sembrano sospese tra due stati dell'essere. Questi elementi non sono
sovrapposti; sono intessuti nella materia pittorica. Ricordano l'approccio di
Hilma af Klint, dove l'astrazione era un mezzo per cartografare l'invisibile. In
Ruberti, il simbolo funziona come un sigillo ermetico. Blocca il significato
immediato e costringe lo spettatore a un lavoro di decifrazione. L'opera
diventa un enigma, uno specchio invertito dove ciò che si riflette non è il
volto di chi guarda, ma la sua ombra junghiana. È un'arte che richiede tempo,
che rifiuta il consumo rapido dello scorrimento su uno schermo.
La Maschera e il Doppio:
L'Indagine Fotografica
Se la pittura è l'urlo,
la fotografia di Eleonora Ruberti è l'eco distorta. Qui, il tema del Doppio
diventa centrale. Attraverso l'uso sapiente della maschera – intesa non come
nascondiglio ma come strumento di rivelazione, sulla scia delle sperimentazioni
di Claude Cahun o delle trasformazioni di Cindy Sherman – l'artista indaga la
frantumazione dell'identità contemporanea. Nelle sue fotografie, il soggetto è
spesso sdoppiato, riflesso, o parzialmente oscurato. Non è un gioco di vanità,
ma una documentazione clinica della scissione dell'Io. La tecnologia (specchi,
post-produzione, o forse interazioni algoritmiche) agisce come co-autore
involontario, creando quello che potremmo definire un "realismo magico
digitale". La maschera in Ruberti ci dice che l'identità è una
performance. Togliendo il volto, l'artista paradossalmente si rende universale.
Il corpo diventa un testo indecifrabile, un geroglifico di carne e luce che
interroga chi guarda: chi sei tu, quando nessuno ti osserva?
L'Estetica del Silenzio
Arriviamo quindi al cuore
della questione: il silenzio. In un mercato dell'arte che fagocita le
personalità, la scelta di Eleonora Ruberti di rendersi inaccessibile è la sua
opera più complessa. Rifiutando l'esposizione mediatica, Ruberti protegge
l'integrità del mistero. Costringe la critica a fare il suo lavoro: guardare,
analizzare, interpretare, senza la stampella delle "intenzioni
dell'autore". È una strategia che ricorda la Morte dell'Autore di Roland
Barthes, ma attuata con una disciplina monastica. Questo silenzio crea uno
spazio sacro attorno all'opera. Senza la voce dell'artista a guidarci, siamo
soli davanti alla tela o alla fotografia. Sentiamo la vertigine
dell'interpretazione. L'assenza dell'artista diventa una presenza ingombrante,
magnetica, che carica l'oggetto d'arte di un potere quasi totemico.
L'Aporia Generativa
Eleonora Ruberti rimane
un'aporia, una contraddizione irrisolta. È espressionista e simbolista. È
viscerale e geometrica. È presente ovunque nelle sue opere, eppure è
invisibile.
Forse, la vera domanda non è "chi è Eleonora Ruberti?", ma "cosa stiamo diventando noi?". La sua arte non offre risposte consolatorie. Offre specchi rotti, linee di tensione e simboli antichi. Ci offre il lusso, ormai rarissimo, di confrontarci con un'opera che non cerca di venderci una storia, ma che ci sfida a costruirne una. E nel silenzio assordante che lascia dietro di sé, l'unica cosa che resta da fare è, finalmente, guardare. L'opera di Eleonora Ruberti è un labirinto visivo. Non cercate la sua voce, cercate i suoi simboli. Quale archetipo risuona con la vostra parte più oscura? L'occhio, la maschera, o la carne? La discussione è aperta, ma la risposta è solo vostra
(le immagini qui riprodotte sono opere dell'artista dal titolo "Madam Death" e "Senza Titolo")
Lettere a Theo di Vincent Van Gogh a cura di Massimo Cescon, e con la traduzione di Marisa Donvito ( Guanda)
"Caro Theo": per molto tempo, dall'agosto 1872 fino al 27 luglio 1890, due giorni prima di morire dopo essersi sparato un colpo di rivoltella, Vincent Van Gogh scrisse al fratello Theo con una costanza che trova il solo termine di paragone nell'amore che egli nutriva per lui. Per molto tempo Theo fu il suo unico interlocutore; sempre fu quello privilegiato, il solo cui confidò le pene della mente e del cuore. Del resto, le lettere a Theo (qui presentate in una scelta che riprende, con qualche variante, la versione integrale apparsa in Italia nel 1959) costituiscono la gran parte dell'epistolario vangoghiano. Dalla giovinezza alla piena maturità, esse ci permettono di seguire, quasi quotidianamente, la vicenda artistica e umana del grande pittore
domenica 4 gennaio 2026
Figure. Come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram. Ediz. a colori di Riccardo Falcinelli (Einaudi)
Perché alcune immagini diventano famose e altre no, perché ci catturano, stupiscono, ipnotizzano: come funzionano? Dopo lo strepitoso successo di Cromorama, in questo nuovo libro, Riccardo Falcinelli ci accompagna nella bottega di pittori, fotografi, registi, da Raffaello a Stanley Kubrick, rivoluzionando il nostro modo di guardare. Con 500 immagini a colori.
«Un libro necessario per chi, in tempi di social, vuole capire le immagini» - Maurizio Fiorino, Robinson
Spesso, davanti a un quadro, tendiamo a domandarci che cosa significhi, o quali fossero gli intenti del pittore, o come si collochi nell'epoca in cui è stato realizzato: ma cosí la storia dell'arte rischia di essere una spiegazione solo di storia, anziché di arte. Riccardo Falcinelli adotta un paradigma completamente diverso. Invece di cercare il «significato» delle immagini, entra nel loro ingranaggio, le tratta non come simboli da decifrare, bensí come meccanismi da smontare, ci spiega in che modo sono state progettate e costruite, e perché. Scritto con piglio affabulatorio e avvincente, che conferma Falcinelli come uno dei migliori saggisti italiani, Figure è un libro per chi vuole capire le immagini, ma anche per chi vuole inventarle
P.P.Pasolini: l’ossimoro vivente di Donato Di Poce ( I Quaderni del Bardo Edizioni)
L'intellettuale più scandaloso del '900 come non l'avete mai letto - Perché Pasolini è, oggi più che mai, un "ossimoro vivente"? A 50 anni dalla sua tragica scomparsa, questo saggio appassionato di Donato Di Poce va oltre il mito e la cronaca, restituendoci l'intellettuale nella sua interezza. Poeta e cineasta, marxista e religioso , corsaro e critico: Pasolini è stato la contraddizione vivente che ha svelato le ipocrisie del potere. P.P.Pasolini: l'ossimoro vivente non è solo un omaggio, ma un'analisi militante che esplora l'intera galassia pasoliniana: dalla poesia al cinema , dalla narrativa al teatro di parola. Un viaggio nella "disperata vitalità" dell'autore più necessario del Novecento. Un libro fondamentale per chi non si accontenta delle definizioni facili e cerca ancora la verità "negli opposti"
sabato 3 gennaio 2026
Il cielo più vicino. La montagna nell'arte IN CLASSIFICA di Vittorio Sgarbi (La nave di Teseo)
Vittorio Sgarbi, sulle orme di René de Chateaubriand, ci conduce in un viaggio inedito attraverso la storia dell’arte per raccontare la natura e la montagna interpretata dai più grandi artisti, dal Trecento ad oggi.
«Quando osserviamo le montagne, sentiamo qualcosa che non riguarda i nostri occhi, il nostro sguardo, ma qualcosa che riguarda la nostra anima.»
venerdì 2 gennaio 2026
L'inverno nell'arte. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana a cura di Dario De Cristofaro, Mirco Longhi, Roberto Pancheri ( Dario Cimorelli Editore)
giovedì 1 gennaio 2026
Stefano Bombardieri. Il viaggio del rinoceronte e il paradosso del tempo. Ediz. illustrata a cura di Anna Lisa Ghirardi (MalEdizioni)
Il catalogo documenta l'importante mostra diffusa di Stefano Bombardieri, intitolata Il viaggio del rinoceronte e il paradosso del tempo, curata da Anna Lisa Ghirardi, che si estende tra il centro storico di Cernobbio e la Galleria Galp, dal 12 aprile al 5 ottobre 2025. L'intera rassegna affronta due nuclei tematici principali: il viaggio, simbolico ed esistenziale, e il paradosso del tempo, concetti centrali nella poetica dell'artista. Il rinoceronte, eletto a figura totemica da Bombardieri, funge da emblema di questa ricerca, incarnando sia la forza che la precarietà e l'evoluzione interiore. Le opere esplorano il concetto di "tempo sospeso", una frattura esistenziale spesso generata dal dolore o dalla paura, attraverso sculture monumentali di animali in bilico che sfidano la gravità. Parte del catalogo è dedicata a Stazione di posta a Villa Bernasconi, una “mostra nella mostra”, tenutasi dal 9 luglio al 5 ottobre 2025, un nodo concettuale che condensa e rilancia i significati dell'intero percorso espositivo. ll progetto si configura come una profonda riflessione sulla fragilità esistenziale e un invito a farsi protagonista consapevole del proprio viaggio interiore
mercoledì 31 dicembre 2025
martedì 30 dicembre 2025
lunedì 29 dicembre 2025
Il secolo lungo della modernità. Il museo immaginato. Ediz. illustrata di Philippe Daverio (Rizzoli)
"Abbiamo ipotizzato un museo diverso, luogo della fantasia e dell'immaginazione, in un'ipotetica città d'Europa che da qu...
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I miti da sfatare e le scelte coraggiose di cui l'Italia ha bisogno. Da troppo tempo l’Italia si limita a vivacchiare in una comfort zon...
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Sorella. Pedina. Bugiarda. Traditrice. Le sue parole hanno mandato due regine al patibolo. I suoi segreti hanno plasmato un regno. Ma la sua...








