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mercoledì 2 aprile 2025

MACIUNAS: SCRITTI FLUXUS (Un Architetto, attivista, artista, forse, anche, etc…) *Donato Di Poce

George Maciunas (Kaunas (Lituania), 1931- Boston, 1978.

Lituano trasferitosi in America dopo la guerra e laureatosi in Architettura non era uno scrittore, era innanzitutto architetto, designer, pianificatore sociale, idealista, grafico, redattore, direttore creativo, artista concettuale, attivista, ma certamente è stato il padre fondatore e promotore di un (non)movimento d’avanguardia, utopistico, collettivizzante, sovversivo, ironico goliardico, innovatore, plurilinguistico, internazionale, antiaccademico qual era Fluxus.

Fluxus 

è stato definito come movimento o (non)movimento, comunità o network di artisti, musicisti e grafici “caratterizzato da una totale apertura del linguaggio artistico a tutti i materiali del mondo e a tutti i flussi dell’esistenza”, attivo soprattutto negli anni Sessanta e Settanta tra Europa e Stati Uniti. Ma Fluxus era in realtà un laboratorio di intermedia, creatività sociale, arte e musica. Prima di Internazionalizzarsi in Germania, Francia, Italia e Giappone, Storicamente il movimento Fluxus era intimamente connesso a New York con attività di mostre alla A/G Gallery di George Maciunas in Madison Avenue nell'Uptown di New York. Maciunas, era decisamente un uomo e artista anti-sistema, anti-mercato, e anche in un certo senso anti-arte. Scriveva:

Manifesto Arte/Arte Divertimento Fluxus:

L’arte-divertimento deve essere semplice, divertente, senza pretese, interessata alle insignificanze, non deve richiedere abilità o prove infinite, non deve avere valore commerciale o istituzionale.

Il valore dell’arte-divertimento deve essere abbassato, rendendola illimitata, prodotta in serie, raggiungibile da tutti e, infine, fatta da tutti.”

Soprattutto, come Ray Jonson per la Mail Art, e Higgins con il concetto di Intermedia, è stato un “connettore” di persone, idee, eventi, mostre, manifesti, performance.

George Maciunas, all’interno della Galassia Fluxus interpreta la parte di un moderno Marinetti, André Breton, con tocchi di Tristan Tzara, Duchamp e Le Corbusier. Insomma era un Uomo generoso, eccentrico e geniale che sapeva coniugare, godere e onorare allo stesso modo il bello, il nuovo, il sublime e il ridicolo. Lo fa con grande energia vitale e spesso decisionismo ideologico-organizzativo che lo metteva in conflitto, suscitando malumori, dissidi, epurazioni con i suoi amici, artisti, sodali e compagni di strada come Dick Higgins (Il più teorico studioso e artista visivo del movimento che inventò il concetto di fondamentale e storico di INTERMEDIA), Nam June Paik, La Monte Young, Tomas Schmit.

Ma l’elenco degli artisti e delle artiste che a vario titolo ruotava nell’orbita del movimento Fluxus era molto vario; tra i più noti troviamo oltre ai tre sopra citati, Cage, Ay-O, Al Hansen, Eric Andersen, George Brecht, Giuseppe Chiari, Robert Filliou, Henry Flynt, Ray Johnson, Allan Kaprow, Alison Knowles, Shigeko Kubota, Yoko Ono, Ben Patterson, Takako Saito, Mieko Shiomi, Tomas Schmit, Gianni Emilio Simonetti, Ben Vautier, Wolf Vostell, Robert Watts, Yoshi Wada.

Il libro, meritorio e necessario dedicato ai suoi scritti (Scritti Fluxus. A cura di Patrizio Peterlini e Angela Sanna, Abscondita, Milano 2023), ha tra gli altri il merito di documentare i manifesti, le Fluxusbox, i diagrammi, le lettere e le newsletter che Maciunas inviava ai membri di Fluxus e ai simpatizzanti ed è una chiara testimonianza dell’urgenza e utopia collettivista e creAttiva che animava Maciunas e la sua idea di arte come flusso di energie creative libere e socializzate.

Questo libro, nato in occasione del sessantesimo anniversario di Fluxus, (che sosteneva l’idea base che: «Tutto può essere arte e chiunque può farla”), ha il merito di invitarci a prendere sul serio un artista e un attivista provocatorio e giocoso per il quale, paradossalmente, era importante non prendersi sul serio, ed a guardare con più attenzione alla galassia Fluxus attraverso koan, documenti e foto d’epoca.

In uno dei testi teorici dal titolo “Neo-Dada in Musica, Teatro, Poesia,Arte”, si evidenzia che “Le forme “anti-arte” sono dirette principalmente contro l’arte come professione e contro la separazione  tra arte e vita. (pag. 35).

L'atto di nascita ufficiale di Fluxus, è un grande evento organizzato in Germania, dove Maciunas arriva dopo il fallimento della sua galleria e sotto l'assillo dei creditori, si rifugia in Germania. Lì trova lavoro nella base militare americana di Wiesbaden e stringe amicizia con Nam June Paik (un estroso musicista coreano) che segue i corsi di Stockhausen a Darmstadt. I due organizzano subito un concerto dedicato a John Cage a Wuppertal e uno a Düsseldorf; mentre Robert Filliou organizza un evento a Parigi in cui compare il nome “Fluxus”. Nel 1962 a Wiesbaden la svolta e il successo del non movimento: un intero mese di concerti e performance intitolato “Fluxus Internationale Festspiele Neuester Musik”. In una lettera a La Monte, Maciunas racconta con entusiasmo il successo del festival: «Wiesbaden è rimasta scioccata, il sindaco ha dovuto quasi fuggire dalla città per averci dato la sala». L'evento finisce su giornali e riviste di mezza Europa e arriva anche la tv.

Negli scritti e nelle azioni di Fluxus gli echi futuristi, dadaisti e surrealisti sono evidenti.  Infatti Maciunas, rivendica una creatività senza confini tra le arti, in nome di una realtà non illusoria e artefatta e l'indeterminazione, l'improvvisazione, l'anti-arte intesa come vita e natura, l’abbandono della materialità per l’immaterialità dell’arte e pone le basi per lo sviluppo dell’arte concettuale e performativa, effimera, giocosa e irriverente, ma soprattutto contro sistema e contro eurocentrismo.

Purge the World!, Purgare il mondo, è il motto coniato da George Maciunas nel “Secondo Manifesto Fluxus”, del 1963. Nella sua poetica Maciunas fonde e fluidifica, mettendo in circolo istanze estetiche e ideali sociopolitici, spirito polemico e slanci di generosità, il tutto in un contesto di negazione dell’ego/artista e dell’opera come feticcio, smaterializza idee e idealizza materiali poveri, classifica, inscatola schematizza ogni pensiero o evento da realizzare.

L'attività di Maciunas era polivalente, irriverente e frenetica, amplia i contatti Internazionali e moltiplica gli eventi e festival: eventi, newsletter, manifesti, lavori grafici (sempre molto originali e raffinati), pubblicazioni (come Fluxus 1, la prima in cui appare il brand, pensata come libro nel '61 ma uscita nel '64 sotto forma di buste di carta manila imbullonate e contenenti materiali vari); e poi film, scatole(le famose Fluxsusbox), gadget di tutti i tipi e addirittura delle Flux Olympiad con giochi assurdi ed esilaranti (come le “composizioni” che firma a suo nome).

I rapporti con il nostro Paese sono testimoniati nel libro dalla lettera a Giancarlo Politi del 1973, nella quale Maciunas esprimeva il desiderio di organizzare un Fluxfest in Toscana a San Gimignano, e da quella a Francesco Conz del 1977, in cui proponeva di realizzare una Messa Fluxus in una chiesa sconsacrata (mai realizzata). Alla diffusione e storicizzazione anche Internazionale di Fluxus l'Italia ha contribuito, grazie a personaggi come Gianni Emilio Simonetti, Giancarlo Politi e Gino Di Maggio e collezionisti come Francesco Conz e Luigi Bonotto, la cui fondazione raccoglie molte testimonianze di Maciunas e degli artisti Fluxus e ha collaborato alla realizzazione del libro.

Con Fluxus, Maciunas ha tentato di travalicare l’“EUROPANISMO” (crasi tra Europeismo e Americanismo, da Secondo Manifesto Fluxus), e non è un caso che i suoi testi siano stati tradotti in italiano. L’Italia è uno dei Paesi che più precocemente ha accolto e sostenuto Fluxus.


                                        Fluxyearbox 1 (Foto Fondazione Bonotto).

 

Maciunas a New York, acquistò e rinnovò 18 edifici nell’area di Manhattan tra Houston e Canal Street che mette poi in vendita agli artisti alla cifra simbolica di un dollaro al metro quadro. L’obiettivo è farne delle FLUXHOUSE, loft con funzione di casa-studio gestiti cooperativamente per rispondere alle esigenze lavorative ed economiche degli artisti.

Nel 1975, Maciunas subisce un violento pestaggio probabilmente ad opera dei creditori della mafia locale. Ne esce con quattro costole rotte, un polmone perforato, 36 punti di sutura in testa e la perdita di un occhio. Trasforma immediatamente il trauma in un’opera, l’Hospital Event, che spedisce a tutti i suoi conoscenti: “Mi sono rotto come un vaso della dinastia Ming. 4 costole rotte hanno trafitto e sgonfiato il polmone, l’occhio sinistro ha lasciato completamente la scena, dalla testa è spuntata una fontana Luigi XIV.”

Fluxus spesso è diventato una mandria di disadattati, un circo per principianti non artisti che praticavano la non arte, replicanti di fotocopie e oggetti trovati e messi in scatola scambiati per ready made, casalinghe che giocavano a fare le principesse dell’arte e delle performance, saltinbanchi vestiti di bianco o di nero, clown del deja vu, praticanti del nuovo per il nuovo, che hanno travisato e snaturato la carica eversiva e dirompente di Fluxus, l’energia plurilinguistica della poesia visiva, la forza socializzante della mail art, l’energia creAttiva del concetto di Intermedia. Arroganti e mediocri nani culturali e vaccari tecnologizzati che spacciano algoritmi e luoghi comuni per arte e poesia. Hanno banalizzato l’arte, banalizzando la vita, hanno disumanizzato il mondo trasformandolo in una piattaforma per investimenti finanziari e un deposito d’armi.

Ken Friedman disse: “La gente è diventata molto più devota al defunto George Maciunas di quanto non lo fosse all'uomo vivente.” E spigo molto bene la funzione delle “scatole” inventate da Maciunas, Duchamp o Cornell : “La maggior parte delle scatole Fluxus sono artefatti fisici che un essere umano manipola per provocare un cambiamento di stato. Così facendo, la persona che cambia lo stato dello strumento intraprende un'azione che crea un'esperienza. Il risultato di questa esperienza può essere etichettato come apprendimento.”

Come Architetto Maciunas adorava Le Corbusier e il suo funzionalismo. Maciunas ha affermato in un'intervista del 1978 con Larry Miller che il funzionalismo è "il modo in cui l'architetto pensa... altrimenti non è un architetto, è uno scultore o uno scenografo". Per quanto ostilità verso l'alto modernismo apparisse nei suoi scritti teorici (aveva criticato Wright, Miles, Saarinen e Bunshaft come "Le grandi frodi dell'architettura", traditori dei principi funzionalisti del modernismo, ancora nel 1964.

A me sembra che il concetto di funzionalismo, Maciunas lo abbia applicato a tutto il mondo dell’Arte, della cultura e della comunicazione. Fluxus forse era nelle sue vere intenzioni una macchina funzionale-creattiva per l’attivazione della creattività umana, insomma era il creatore del Funzionalismo-Creattivo, un creatore di macchine, relazioni, idee, scatole, performance e mappe concettuali per la felicità umana.

 

 

 

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*Donato Di Poce (Poeta e Critico d’Arte)

Donato Di Poce, ama definirsi autoironicamente, “un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici”. Nato a Sora - FR - nel 1958, residente dal 1982 a Milano. Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Poesismi, Fotografo, Studioso del Rinascimento e dell’Architettura Contemporanea. Artista poliedrico, innovativo ed ironico, dotato di grande umanità, e CreAttività. Ha al suo attivo oltre 45 libri pubblicati (tradotti anche in Inglese, Arabo, Rumeno, Esperanto e Spagnolo), 20 ebook e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Dal 1998 è teorico, promotore e collezionista di Taccuini d’Artista. Ha realizzato ©L’Archivio Internazionale di TACCUINI D’ARTISTA e Poetry Box di Donato Di Poce, progetto espositivo itinerante.

Queste le sue ultime pubblicazioni di Critica d’Arte:

       ARCHITETTURA -La Bellezza Funzionale, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2025

      STREET ART: Vandali o Artisti? I Quaderni del Bardo, Lecce, 2024

      Rinascimento: La danza delle idee, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2022

      Anna Boschi: ContaminAzioni, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2022

      Taccuini d’Artista: da Leonardo da Vinci a Basquiat, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2020

      Mauro Rea: Icone Pop, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2020

 

www.donatodipoce.it