T.A.Z. Weblog Party

un nuovo "territorio mentale", che elude le normali strutture di controllo sociale

martedì 27 gennaio 2026

Critica portatile al visual design. Da Gutenberg ai social network. Ediz. illustrata di Riccardo Falcinelli (Einaudi)

Dürer era un visual designer come Steve Jobs? Perché Eva Longoria, di Desperate Housewives, apprezza Photoshop come regalo di Natale? Scopo del catalogo Ikea è informare o incantare? Walter Benjamin ha sbagliato previsioni? E il visual designer è un pericoloso rivoluzionario, un puro esperto di grafica o un progettista di futuro? Mentre scrive la nuova guida a un mestiere che ha cinquecento anni alle spalle, e tutto il futuro davanti, Falcinelli mette ogni lettore di fronte ai due nodi fondamentali di oggi: la consapevolezza e la responsabilità. Un manuale per chi non vuole limitarsi a riconoscere e usare le forme, ma capire chi davvero sta parlando. Quasi cinquant'anni dopo "Il medium è il massaggio" di McLuhan e Fiore, un racconto che aggiorna la mappa di un mondo sempre più governato dalle immagini




GIOIA TAURO (RC): L'ARTE SACRA NEL MEDITERRANEO", IL CONVEGNO TENUTO DA MONS. ALBERTI

TERMINATO IL RESTAURO RIAPRE LE PORTE LA BASILICA CONCATTEDRALE DI GERACE

domenica 25 gennaio 2026

PARADISO di Dana Ghetilieri (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

In un panorama letterario spesso omologato, arriva in libreria un’opera destinata a far discutere: “PARADISO” di Dana Ghetilieri. Pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno con la prefazione della sociologa Daniela Danna, il libro è un poema narrativo in 33 canti che recupera la struttura classica dantesca per raccontare un futuro prossimo (gennaio 2026) inquietante e profetico.

La protagonista, Dana la “Furiosa”, si risveglia in un mondo post-bellico dove l’umanità è divisa. Da un lato la Natura ferita e sfruttata, dall’altro una Metropoli iper-tecnologica governata da un’Intelligenza Artificiale (il Cervello Supremo) che impone il controllo totale tramite crediti sociali, sorveglianza biometrica e la promessa illusoria dell’immortalità digitale.

Ghetilieri non usa mezzi termini. La sua è una satira politica sferzante che affronta i temi più caldi e controversi del nostro tempo: la maternità surrogata (vista come sfruttamento delle donne), le derive dell’identità di genere, la gestione pandemica e l’ecologia di facciata. Attraverso incontri con personaggi simbolici – dalle madri ribelli ai giovani pentiti della transizione di genere – l’autrice costruisce un manifesto ecofemminista che invoca un ritorno alla realtà corporea e biologica contro l’alienazione virtuale.

“Il modello di soluzione di fronte a qualsiasi problema è trovare qualcosa da controllare,” si legge in esergo. Ghetilieri smaschera questo controllo, mostrando come la vera salvezza non risieda nel “transumano”, ma nel recupero dei legami umani autentici e nel rispetto dei limiti naturali.

“Paradiso” non è solo poesia: è un romanzo d’avventura in versi, un atto di accusa contro le derive etiche della scienza senza coscienza e un invito a riscoprire la libertà oltre lo schermo.

Dana Ghetilieri ha attraversato inferni e paradisi delle anime, accompagnata da Saffo ne L’infernale tragedia, un viaggio femmolesbista (evidente inversione ironica di “lesbofemminista” mettendo al centro l’essere donna) sulla falsariga dell’Inferno dantesco, spaziando dalla Città delle Donne (quella descritta nel medioevo da Christine de Pizan) alle metropoli della Rivoluzione industriale, dall’antica Lesbo a quella attuale, dalla torre delle Erinni (nella sua versione: Olympe de Gouges, Louise Michel e Mary Wollstonecraft) al salotto di Natalie Clifford-Barney nella Parigi degli anni Venti e così via (dalla prefazione di Daniela Danna)

 

Dati Editoriali: Titolo: PARADISO Autore: Dana Ghetilieri Editore: I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

qui :

https://www.leccecronaca.it/index.php/2026/01/17/novita-editoriali-linquietante-paradiso-di-dana-ghetilieri/







L'arte del sughero in Friuli Venezia Giulia #artigianato #sughero #designitaliano

Friuli orientale in salita - Vito Sutto

domenica 18 gennaio 2026

Attraversare i muri. Un'autobiografia di Marina Abramovic, James Kaplan (Bompiani)

"Avevo fatto esperienza di una libertà assoluta; avevo sentito che il mio corpo era senza limiti e confini; che il dolore non aveva importanza. Ed era inebriante."

«Marina Abramovic è la performance/conceptual artist più celebrata al mondo ed è probabilmente l'unica dotata di sense of humor» – The Sunday Times

Nel 2010, in occasione della retrospettiva che il MoMA dedicò a Marina Abramovic, più di 750mila persone aspettarono in fila fuori dal museo per avere la possibilità di sedersi di fronte all'artista e di comunicare con lei senza dire una parola, in una performance senza precedenti durata più di settecento ore. Una celebrazione di quasi cinquant'anni di performance art rivoluzionaria. Figlia di genitori comunisti, eroi di guerra sotto il regime di Tito nella Jugoslavia postbellica, Marina Abramovic fu cresciuta secondo una ferrea etica del lavoro. Agli esordi della sua carriera artistica internazionale viveva ancora con la madre e sotto il suo totale controllo, obbedendo a un rigido coprifuoco che la costringeva a rincasare entro le dieci di sera. Ma nulla poté placare la sua insaziabile curiosità, il suo desiderio di entrare in contatto con la gente e il suo senso dell'umorismo. Tutto ciò che ancora oggi la contraddistingue e dà forma alla sua vita. Al cuore di "Attraversare i muri" c'è la storia d'amore con il collega perfomance artist Ulay: una relazione sentimentale e professionale durata dodici anni, molti dei quali passati a bordo di un furgone viaggiando attraverso l'Europa, senza un soldo. Un legame che arrivò al drammatico epilogo sulla Grande Muraglia cinese. La storia di Marina Abramovic, commovente, epica e ironica, parla di un'incomparabile carriera artistica che spinge il corpo oltre i limiti della paura, del dolore, dello sfinimento e del pericolo, in una ricerca assoluta della trasformazione emotiva e spirituale. Esso stesso straordinaria performance, "Attraversare i muri" è la rappresentazione vivida e potente della vita di un'artista eccezionale




Sienna Van Slooten at Kay Contemporary Art in Santa Fe, NM

L’OltreDove di Piero Grima (collana Universo Salento a cura di Angelo Sconociuto) edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

 Erich Novach, stimato docente universitario, vive sospeso in un tempo che sembra aver perso le sue lancette. Tra le nebbie di una città malinconica e suggestiva, Erich dialoga con ombre del passato: amici scomparsi che ritornano, genitori perduti e figure oniriche che affollano le sue giornate. È follia o un disperato rifugio dalla solitudine? Mentre il suo mentore, il "Maestro", teorizza l'isolamento come via per la saggezza, l'amore concreto di Milenka cerca di ancorarlo al presente. Piero Grima firma un romanzo intenso e struggente sulla fragilità della memoria e sulla forza salvifica dell'amore, in un viaggio dove il confine tra il vivere e il sognare diventa impercettibile.


Medico infettivologo e scrittore, Piero Grima unisce il rigore della diagnostica alla passione del narratore. Dalla sua penna, affilata come un bisturi, nascono mondi in cui la suspense e la ricostruzione storica si intrecciano magistralmente. Nato a Bari ma salentino d'adozione, ha conquistato il pubblico del giallo con l'avvincente saga dell'ineffabile commissario Santoro, le cui indagini si snodano tra i dedali e le atmosfere uniche di Lecce e del suo territorio. La sua profonda conoscenza scientifica lo ha portato a curare un'intera collana saggistica sulle grandi epidemie che hanno segnato la storia dell'umanità. Negli ultimi anni, la sua sete di indagine lo ha spinto a esplorare i misteri del passato, firmando romanzi storici di grande successo che svelano i segreti e gli intrighi dietro la vita di giganti come Raffaello, Cartesio e Čajkovskij. Una voce unica nel panorama letterario italiano, capace di sezionare con la stessa precisione tanto un complesso caso di omicidio quanto le grandi cospirazioni della storia


sabato 17 gennaio 2026

GIOIA TAURO (RC): AL VIA AL "FESTIVAL DEL MEDITERRANEO" PROMOTORE D'ARTE E CULTURA

Rai 1 racconta Cosenza: “Linea Verde Italia” tra arte, musica e sostenibilità

La Calabria protagonista al SIGEP WORLD di Rimini.

La via al cubismo. La testimonianza del gallerista di Picasso di Daniel-Henri Kahnweiler (Aesthetica)

Una testimonianza diretta della nascita del cubismo: Kahnweiler ricostruisce motivazioni e sviluppi della nuova pittura, offrendo al lettore una chiave essenziale per comprenderne la rivoluzione accanto alle idee condivise con Picasso e Braque.


La via al cubismo è uno dei primissimi scritti di Kahnweiler e testimonia in modo diretto la rivoluzione artistica che il cubismo aveva appena attuato. Il libro propone una ricostruzione della genesi e delle principali motivazioni di questa pittura e vuole al tempo stesso fornire al lettore una chiave d’accesso per la sua comprensione. Redatto in gran parte nel 1915, se da un lato rispecchia quelle che allora erano le convinzioni del suo autore, si avverte in esso il quotidiano scambio di idee, avvenuto poco tempo prima, tra Kahnweiler, Picasso e Braque






giovedì 15 gennaio 2026

Il gioco della pittura. Storie, intrecci, invenzioni. Ediz. illustrata di Philippe Daverio (Rizzoli)

 "La pittura, come la musica, non richiede traduzioni ma conoscenza delle tradizioni. La musica esige però d'essere suonata e quindi interpretata. La pittura è. E alla percezione immanente l'infinita sua eredità serve in modo eccellente. Ha bisogno lei del percorso iniziatico ed esoterico che ogni persona che la guarda deve intraprendere da sola. Questi piccoli testi, ma soprattutto queste immagini, ambiscono solo a essere compagni di viaggio." Philippe Daverio non parla mai di "Storia dell'Arte" e anche quando affronta, come in questo caso, artisti fra i più grandi della pittura internazionale, racconta delle "storie": eccentriche, trasversali, leggere o impegnate, note o mai sentite. Il suo sguardo laterale ci fa vedere molto di più, ci concentra sui dettagli e ci rivela uno scenario più complesso e variegato di quello che tutti abbiamo imparato a scuola. Dettagli biografici, microstorie sociali, temi iconografici, curiosità legate a un capolavoro diventano cinquanta itinerari nella pittura, esercizi di stile e di curiosità, una narrazione vivace e appassionata che apre la mente a nuovi giochi e conduce su strade inesplorate. Se nell'arte, come l'autore spiega nell'introduzione, si riflette un pezzo della nostra anima individuale, guardando queste opere, leggendo le sue parole, apprendiamo anche qualcosa di più su noi stessi e sulla nostra storia: l'arte del passato "diventa un armadio della memoria nel quale trovare i diversi istrumenti che servono a stimolare la sensibilità attuale"




Gorizia: l'Arte di Dario Sanson e la Magia dei Presepi Storici di Campagnuzza su Telefriuli

Codroipo, il capoluogo del Medio Friuli: lo Speciale di Racola - Museo delle Carrozze

mercoledì 14 gennaio 2026

Il secolo lungo della modernità. Il museo immaginato. Ediz. illustrata di Philippe Daverio (Rizzoli)

 "Abbiamo ipotizzato un museo diverso, luogo della fantasia e dell'immaginazione, in un'ipotetica città d'Europa che da qui vuole ripartire per il riordino urbanistico del suo centro utilizzando la vecchia stazione ferroviaria ormai dismessa." In questo libro Philippe Daverio ci accompagna alla scoperta dell'età moderna, ovvero del Secolo Lungo che parte dalla Rivoluzione francese e finisce nella catastrofe della Prima guerra mondiale. Questo volume affronta i temi più importanti della modernità attraverso oltre seicento opere d'arte raccolte tematicamente per vettori storici: quello politico, da Delacroix e Géròme al Quarto stato di Pellizza da Volpedo; quello della macchina e del lavoro, da Turner a Courbet e a Boccioni; quello della fuga dalla realtà nella dolce vita della Belle Epoque, nell'esotismo e nel sogno - da Tissot a Manet, da Dante Gabriel Rossetti a Fortuny, Gauguin e Van Gogh -, fino al Simbolismo e all'Art Nouveau. Fra i padiglioni e le sale del museo sono previste anche soste in locali e ristoranti a tema, dove si immagina di sorseggiare un caffè o gustare un pranzo circondati dalle opere dei Macchiaioli al Caffè Michelangelo, e degli Impressionisti alla Closerie des Lilas. Un gioco serio, che scardina il nostro abituale punto di vista e ci fa ritrovare il gusto di guardare la pittura e leggere il nostro passato guidati dalla penna più impertinente d'Italia




Busto - Musei civici, “Futuro più digitale, ma non troppo”

Gallarate - La Studi Patri custodisce cimeli da Re

martedì 13 gennaio 2026

Da cosa nasce cosa. Appunti per una metodologia progettuale. Ediz. illustrata di Bruno Munari ( Laterza)

 «La conoscenza del metodo progettuale, del come si fa a fare o a conoscere le cose, è un valore liberatorio: è ‘fai da te’ te stesso.»


Tra i grandi libri di Munari, questo è quello che forse maggiormente rende felici i lettori per la leggerezza incantata con cui li porta a scoprire che saper progettare non è dote esclusiva e innata di pochi. C’è in ognuno di noi una creatività che Munari in queste pagine aiuta a sviluppare e a mettere in luce





Le disobbedienti. Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte di Elisabetta Rasy (Mondadori)

Che cosa unisce Artemisia Gentileschi, stuprata a diciotto anni da un amico del padre e in seguito protagonista della pittura del Seicento, a un'icona della bellezza e del fascino novecentesco come Frida Kahlo? Qual è il nesso tra Élisabeth Vigée Le Brun, costretta all'esilio dalla Rivoluzione francese, e Charlotte Salomon, perseguitata dai nazisti? C'è qualcosa che lega l'elegante Berthe Morisot, cui Édouard Manet dedica appassionati ritratti, alla trasgressiva Suzanne Valadon, l'amante di Toulouse-Lautrec e di tanti altri nella Parigi della Belle Époque? Malgrado la diversità di epoca storica, di ambiente e di carattere, un tratto essenziale accomuna queste sei pittrici: il talento prima di tutto, ma anche la forza del desiderio e il coraggio di ribellarsi alle regole del gioco imposte dalla società. Ognuna di loro, infatti, ha saputo armarsi di una speciale qualità dell'anima per contrastare la propria fragilità e le aggressioni della vita: antiche risorse femminili, come coraggio, tenacia, resistenza, oppure vizi trasformati in virtù, come irrequietezza, ribellione e passione. Elisabetta Rasy racconta, con instancabile attenzione ai dettagli dell'intimità che disegnano un destino, la vita delle sei pittrici nella loro irriducibile singolarità. Incontriamo così la giovanissima Artemisia, in fuga dalle calunnie romane dopo un processo infamante, che si fa strada nella Firenze dei Medici ma non vuole rinunciare all'amore. Élisabeth Vigée Le Brun, acclamata ritrattista di Maria Antonietta, che attraversa l'Europa contesa dalle corti più importanti senza mai staccarsi dalla sua bambina. Berthe Morisot, ostacolata dalla famiglia e dai critici accademici, che diventa la première dame degli Impressionisti. La scandalosa Suzanne Valadon, amante e modella dei grandi artisti della Parigi di fine Ottocento, che sceglie di farsi lei stessa pittrice combattendo la povertà e i preconcetti. Charlotte Salomon che, quando sente avvicinarsi la fine per mano del boia nazista, narra la sua breve e tempestosa vita in un'unica sterminata opera che al disegno unisce la musica e il teatro. Frida Kahlo, straziata dalle malattie fin dalla più giovane età, che sfida la sofferenza fisica e i tormenti amorosi con le sue immagini provocatorie e il suo travolgente look. Tutte loro, negli autoritratti che aprono le intense pagine di Elisabetta Rasy, guardano negli occhi chi legge e invitano a scoprire l'audacia con cui hanno combattuto e vinto la dura battaglia per affermarsi - oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi -, cambiando per sempre, con la propria opera, l'immagine e il posto della donna nel mondo dell'arte




domenica 11 gennaio 2026

L’ANGELO DELLA STORIA - Testi, lettere, documenti di Hanna Arendt e Walter Benjamin (Giuntina). Intervento di Donato Di Poce

 A Walter Benjamin, che durante la fuga si tolse la vita davanti a Hitler

La tattica dello sfinimento era quella che ti dava gusto
Seduto al tavolo degli scacchi, all’ombra del pero.
Il nemico che ti confinava fuori dai tuoi libri
Non si fa sfinire da quelli come noi.

B. Brecht

(traduzione di Federica Giordano)

 

Benjamin e la Arendt entrambi ebrei tedeschi, si conobbero nel 1935, a Parigi, uniti nel loro essere esuli, e dall’interesse per la Storia e la Filosofia. Giocavano intense partite a scacchi (come con Brecht) e impararono l’inglese per rafforzare il sogno della fuga dall’Europa nazista per approdare negli Stati Uniti (anche Scholem e Adorno furono uniti nella fuga, il primo in Palestina nel 1923, il secondo in America) ma solo Arendt ci riuscì.

In una lettera del 1937, Benjamin scrive a Arendt: «Le corde della mia gola nitriscono già dall’impazienza di confrontarsi con le Sue»). Il loro rapporto non fu mai quello di maestro e allieva, bensì di amicizia intellettuale tra pari.

Arendt fu cruciale nel supportare Benjamin e nel diffondere la sua opera, curando la pubblicazione postuma dei suoi scritti, specialmente le "Tesi sul concetto di storia", (di cui Benjamin le aveva affidato il manoscritto originale) considerate il suo testamento spirituale. 

Con l’avvento del nazismo nel 1933, entrambi furono costretti all’esilio in quanto ebrei. Benjamin si stabilì soprattutto a Parigi, vivendo in condizioni economiche sempre più precarie.

Il volume “Hannah Arendt Walter Benjamin, L’angelo della storia. Testi, lettere, documenti (a cura di D. Schöttker e E. Wizisla, traduzione italiana di C. Badocco, Giuntina, 2017” ha un valore documentale notevole.

Vi compare tre le carte, tradotta dal tedesco la prima versione del saggio di Arendt su Benjamin pubblicato a più riprese nel 1968 sulla rivista «Merkur» – saggio che nello stesso anno diventerà il testo dell’introduzione a Illuminazioni, la raccolta di scritti allestita da Arendt che risulterà determinante per la diffusione dell’opera di Benjamin soprattutto nei paesi anglofoni come fu Angelus Novus, Einaudi, 1962 per l’Italia.

Il libro, oltre alla splendida prefazione dei curatori Detlev Schottker e Erdmut Wizisla, riporta:

·       Il saggio di Hannah Arendt dedicato a Benjamin

·       Il manoscritto delle Tesi di filosofia della storia affidato dallo stesso Benjamin ad Arendt (di cui sono riprodotte le pagine, dove è possibile vedere la scrittura del filosofo in tutta la sua precisione)

·       Il carteggio tra i due (ricco di riproduzioni delle lettere)

·       I carteggi tra Hannah Arendt, Gershom Scholem, Theodor Adorno e Bertolt Brecht in vista della pubblicazione postuma delle opere di Benjamin.

Oltre ad Hannah Arendt, Bertolt Brecht, Günther Anders, Gershom Scholem, Theodor W. Adorno, Hugo Von Hoffmansthal, Martin Heidegger… sono solo alcuni dei nomi che gravitano intorno alla figura di Benjamin, determinando le sorti della ricezione dei suoi testi prima e dopo il drammatico suicidio.

Come evidenzia Arendt, il rapporto con l’amico poeta e drammaturgo Bertolt Brecht, determinò increspature nelle relazioni sia con Adorno, sia con Scholem. La Arendt, però, nota con estrema lucidità come il suo interesse filosofico fosse tutt’altro che prioritario e rivendica la sua identità di critico. (il corsivo e nostro).

Benjamin era interessato alle immagini dialettiche, all’allegoria e alla teoria della metafora, concepita etimologicamente come trasferimento (metapherein) di senso dal sensibile all’invisibile, che consente alla lingua di chiamare la realtà. Ma ritiene che Il pensiero rude, (teorizzato da Brecht) potendo contare sulla potenza metaforica del linguaggio, è in grado di ricondurre poeticamente all’unità di idea e realtà.

La citazione, come forma del nominare, se sradicata dal suo contesto originario, consente di ricongiungersi alla sola autenticità dell’oggetto. Le citazioni, nelle opere di Benjamin, sono organizzate da una tecnica di montaggio che recide i vincoli della tradizione, contrapponendo al principio di autorevolezza quello dell’autenticità.

Il frammento filosofico, le illuminazioni e le citazioni costituiscono il nodo centrale della tecnica compositiva di Benjamin, il quale si premurava di scrivere in maniera tale da valorizzare l’intento surrealista del montaggio con spiegazioni di natura logico-causale e delle Baudleriane flanerie inconsce.

Il punto di contatto fondamentale con la Arendt e è la “rammemorazione” (Eingedenken), concetto mutuato da Bloch e da Proust, che per entrambi collega la memoria privata a quella collettiva e che è centrale nelle "Tesi sulla Storia" di Benjamin.

Arendt, attraverso il suo saggio e la cura dei testi di Benjamin, contribuì a far conoscere la figura dell'Angelo della Storia, figura chiave nella riflessione benjaminiana sulla catastrofe e sul potenziale rivoluzionario.

Arendt, tuttavia, vide sempre in Benjamin una figura irriducibile alle categorie tradizionali, e come dimostrano i suoi scritti tesi alla contaminazione interdisciplinare, definendolo più tardi come un “pensatore poetico”, capace di cogliere verità storiche attraverso immagini più che concetti sistematici e vide in lui un collezionista di citazioni storiche, un “pescatore di perle”.

La Arendt fu la prima a cogliere la personalità complessa e irrisolta di Benjamin, irrequieta e geniale che così descriveva: «combinazione di debolezza e genialità divenute ormai tutt’uno, [che] non è stata conosciuta da nessuno meglio che da Benjamin, che l’aveva così magistralmente diagnosticata in Proust».

Dopo la guerra, e la morte di Benjamin, Hannah Arendt svolse un ruolo decisivo nella salvaguardia e diffusione dell’opera di Benjamin. Collaborò con Theodor W. Adorno e l’Istituto per la Ricerca Sociale e con Scholem, per la pubblicazione dei suoi scritti e curò personalmente raccolte fondamentali, contribuendo in modo determinante alla sua fama postuma.

Nel saggio “Walter Benjamin. 1892–1940”, Arendt offrì uno dei ritratti più lucidi e affettuosi dell’amico, sottolineando la sua marginalità, la sua genialità e il suo destino tragico ed evidenziandone la sua indole rivoluzionaria e considerandolo il maggior critico tedesco.

La sua resta una testimonianza di come la memoria e l’amicizia e l’onestà intellettuale (anche se forse non evidenziò abbastanza pubblicamente, la distanza filosofica tra Benjamin e Heidegger) possano salvare un’opera dalla scomparsa e il valore culturale e critico di un outsider geniale quel è stato W. Benjamin.

Senza Hannah Arendt, probabilmente Walter Benjamin non sarebbe diventato una delle figure centrali del pensiero non solo filosofico contemporaneo che oggi conosciamo.

 

***

* Anticipazione tratta dal libro di Donato Di Poce: WALTER BENJAMIN: L’outsider Geniale ( La parabola critica di Walter Benjamin) di prossima pubblicazione.



Critica portatile al visual design. Da Gutenberg ai social network. Ediz. illustrata di Riccardo Falcinelli (Einaudi)

Dürer era un visual designer come Steve Jobs? Perché Eva Longoria, di Desperate Housewives, apprezza Photoshop come regalo di Natale? Scopo ...

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